Qualche settimana fa abbiamo ricevuto una e-mail dagli organizzatori del Concorso Letterario Traballu e Tzitadinàntzia, giunto alla III edizione, dedicato alla memoria di Gigi Bonfanti e promosso da ANTEAS Sardegna in collaborazione con CISL, FNP e IAL Sardegna, che ci comunicava che Apendítziu 17, il racconto da noi inviato, era stato ritenuto meritevole di riconoscimento da parte della Giuria.
E dunque, oggi, eccoci qui, in questo soleggiato giovedì di Dicembre, in viaggio verso Olbia per partecipare alla cerimonia di premiazione che si terrà domani presso il Museo Archeologico al Molo Brin. È la seconda volta che partecipiamo a questo concorso (la prima fu tre anni fa con Su collóchiu), e anche stavolta, decidendo all’ultimissimo minuto, abbiamo pensato di approfittare dell’occasione per passare due giornate fuori casa, dopo aver prenotato la prima stanza disponibile sulla nota piattaforma azzurra senza perdere troppo tempo ad analizzare le varie strutture.
Visto che il viaggio è abbastanza lunghetto, ovviamente abbiamo programmato varie tappe, la prima delle quali è la Tomba di Giganti S’Ena ‘e Thomes: ci siamo già stati alcuni anni fa (ne parliamo qui) e avremmo voluto tornarci la volta che siamo stati a Galtellì, ma in quell’occasione una serie di sfortunati eventi (ne parliamo qui) hanno sabotato i nostri progetti. Oggi per fortuna va tutto liscio e possiamo stare nuovamente qualche minuto ad ammirare quella che è la stele più iconica della Sardegna, quella che una volta che ci stai davanti ti rimane per sempre nel cuore.
Nuovamente in auto, raggiungiamo poi la Tomba di Giganti S’Ena Tunda, ai piedi del Montalbo, in territorio di Lóculi. Il monumento funerario, risalente al Bronzo Medio, è in buone condizioni di conservazione, seppur non completamente integro. A differenza di S’Ena ‘e Thomes questa sepoltura non ha la stele centinata in sede, ma una parte di essa è adagiata nei pressi dell’esedra.
L’ingresso al corpo tombale è abbastanza ampio e affiancato da due enormi lastre di granito, parte dell’esedra che purtroppo non è integra.
Una particolarità di questa Tomba di Giganti è che presenta le pareti del corridoio tombale aggettanti verso l’alto, dove si congiungono, anzichè essere parallele con copertura dolmenica come la maggior parte delle costruzioni di questo tipo.
Nelle vicinanze del monumento è presente una piccola area di sosta, dove ci fermiamo per mettere qualcosa nello stomaco. Notiamo vari sentieri che si inoltrano in questi rilievi tempestati di graniti dalle forme arrotondate, e mentalmente ci appuntiamo che dobbiamo tornare da queste parti per qualche esplorazione delle nostre.
Giusto qualche minuto di pausa e poi ci dirigiamo verso la vicinissima sepoltura a domus de janas di Sos Mojos. Questo ipogeo è molto particolare perché è stato scavato in un blocco di granito isolato, e non in un costone come spesso capita per le sepolture di questa tipologia. Formato da un piccolo ingresso squadrato e suddiviso in due cellette tondeggianti, presenta una seconda apertura verso l’esterno, probabilmente realizzata successivamente.
Nuovamente in auto proseguiamo il nostro viaggio verso Olbia, ma prima ci aspetta un’ultima deviazione. In territorio di Irgoli imbocchiamo una stradina panoramica, caratterizzata da strettissimi tornanti, che ci conduce sul Monte Senes dove, a circa 862 m.s.l.m., nell’età del Bronzo Finale è stato edificato il tempio di Janna ‘e Pruna.
Prima di dare un’occhiata al tempio, che presenta similitudini con i templi di S’Arcu de is Forros che abbiamo visitato lo scorso anno (ne parliamo qui), procediamo su un sentierino gradonato, all’esterno dell’area, che discende verso il fondo valle, lungo il quale incontriamo un edificio circolare di grandi dimensioni, semi-crollato, che presenta al suo interno tre grandi nicchie.
Proseguendo ancora, raggiungiamo la fonte sacra di Su Notante, che visivamente somiglia, con le dovute proporzioni viste le sue dimensioni più ridotte e la facciata non integra, a Su tempiesu di Orune. L’opera è formata da blocchi di basalto squadrati che rivestono la roccia affiorante alla quale si addossa. Nella parte bassa, è presente una vasca con il fondo costituito da una lastra di basalto, dove un pozzetto di captazione interecetta la risorgiva che alimenta la fonte stessa.
Purtroppo il monumento è stato deturpato da lavori effettuati negli anni ’20 per la rete idrica. La moderna struttura cementizia stride totalmente con l’eleganza e la regolarità di quella antica, e dobbiamo ammettere che vedere le due opere affiancate ci lascia un senso di tristezza, e fastidio.
Facciamo il percorso inverso, e diamo un’occhiata al resto dell’area archeologica. L’edificio principale presenta un’area circolare e un vestibolo, entrambi costruiti con blocchi granitici regolari sovrapposti, circa otto/dieci filari per un’altezza residua di più di due metri. All’esterno, lungo la muratura è presente uno zoccolo che in origine si presume potesse avere la funzione di appoggio per gli ex-voto.
Un grande atrio quadrangolare, fornito di bancone-sedile, delimita l’accesso al tempio vero e proprio. Una grande porta architravata, dell’altezza di circa due metri, immette nella camera sacra, un tempo probabilmente coperta a tholos. Sulla parte sinistra di questo ambiente è presente un bancone-sedile suddivviso in due sezioni da lastre piatte disposte a coltello, mentre al centro si può osservare un focolare. Il tempio è delimitato da una possente muratura all’esterno della quale, nella parte antistante l’ingresso, è presente un vano circolare di grandi dimensioni, pavimentato, del quale è rimasto in sede un unico filare di blocchi squadrati.
In tutta l’area archeologica sono stati allestiti vari percorsi didattici.
Risaliti in auto, stavolta ci dirigiamo senz’altri indugi verso Olbia. Abbiamo appuntamento con la nostra amica Emanuela, che non vediamo dall’ultima volta che siamo stati qui, e suo marito Max, per omaggiarli di una copia di In s’aposentu de Adela con la speranza che ci comunichino al più presto le loro impressioni: soprattutto Manu è appassionata quanto noi del genere horror, e il suo punto di vista su questo nuovo lavoro è per noi molto importante.
La serata, tra una chiacchiera e l’altra, trascorre velocemente; giunge il momento di recarci alla nostra camera per riposare, in attesa della giornata di domani. Giunti alla struttura prenotata rimaniamo un pochino delusi dall’aspetto fin troppo rustico della stessa. Cerchiamo di essere positivi e di non dar troppo peso a dettagli come porte non rifinite, box doccia che rimane in piedi per miracolo divino, scarsità di comodità eccetera, visto il prezzo pagato per il pernotto, e dopo una doccia andiamo a coricarci.































